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Dati personali e DPO: Chi è, cosa fa e perché è un riferimento importante anche per ogni realtà aziendale
Il DPO non è solo un ruolo previsto dalla normativa, è un alleato strategico per chi vuole crescere in modo solido, trasparente e sostenibile, trasformando la protezione dei dati da obbligo a vero vantaggio qualitativo e competitivo.
Oggi i dati – personali e non, sono uno degli asset più
preziosi per qualsiasi organizzazione, rappresentano lo strumento con cui ad
ogni livello di ciascuna realtà d’impresa vengono prese le decisioni per
svolgere al meglio il proprio lavoro. Non a caso vengono spesso definiti il
“nuovo petrolio”: una risorsa strategica che genera valore e che richiede
attenzione, metodo e responsabilità. La protezione dei dati, come quelli
personali, non è soltanto un adempimento formale, è una scelta che precede l’impegno
nella direzione dell’accountability ed impatta la qualità del lavoro, la
fiducia dei clienti, la reputazione dell’azienda e, in definitiva, la solidità
del business nel tempo.
In questo contesto s’inserisce una figura professionale ormai
centrale nel panorama europeo ed italiano: il Data Protection Officer (DPO o Responsabile
della Protezione dei Dati), introdotto nel 2018 dal regolamento europeo e denominato
GDPR per armonizzare e garantire una conforme gestione dei dati personali a
livello di unione. Questo ruolo, Responsabile della Protezione dei Dati, può
essere assolto da una risorsa interna oppure esterna all’organizzazione aziendale
ed è una figura trasversale per definizione. Deve possedere delle conoscenze
generali e specifiche, navigare tra la normativa, comprendere i processi
tecnologici, le dinamiche proprie aziendali e dialogare con il management mantenendo
un ruolo indipendente nelle scelte. È il punto di riferimento sia per l’azienda
che per l’Autorità di controllo, in materia di dati personali.
Il compito principale non è semplice nella definizione (inteso
come calato nella realtà delle dinamiche aziendali) tanto è vero che anche la
normativa è stata specificata dal gruppo di lavoro europeo per chiarire
ulteriormente gli ambiti di applicazione quotidiani, e, è delicato nella
pratica: aiutare l’organizzazione a trattare i dati in modo conforme alle
regole. Questo significa monitorare i processi, svolgere attività di audit,
fornire consulenza continua e supportare l’azienda nell’adozione delle migliori
pratiche in materia di privacy e gestione dei dati personali.
Il DPO, utilizzando una parola stretta che può comunque
rendere l’idea in materia di audit e sorveglianza delle policy, non è soltanto
un ‘controllore’. È una figura più consulenziale che accompagna l’azienda nelle
decisioni strategiche legate ai dati, contribuendo a prevenire rischi, evitare
sanzioni e costruire nel tempo un rapporto di fiducia con clienti, dipendenti e
partner.
In Italia la nomina è obbligatoria in alcuni casi ben
definiti, tra cui:
- Pubbliche Amministrazioni ed enti pubblici;
- aziende che effettuano monitoraggi regolari e sistematici su
larga scala;
- realtà aziendali che trattano dati particolarmente delicati,
come quelli sanitari, giudiziari o biometrici;
- organizzazioni aziendali e del cosiddetto terzo settore, che
basano una parte rilevante del proprio business sull’analisi e combinazione dei
dati.
Anche quando non è formalmente obbligatorio, il Garante
raccomanda fortemente la nomina di un DPO, soprattutto per le PMI che
gestiscono database dati strutturati e significativi. È una misura concreta di
responsabilizzazione e buona governance (il tema dell’accountability | responsabilizzazione
è centrale nel regolamento europeo GDPR).